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La conoscenza dell’inglese non vi garantirà di comunicare con la gente del posto: potreste viaggiare estesamente in Cina senza mai sentire una sola parola di questa lingua.

In generale, con l’unica ovvia eccezione di Hong Kong, ex colonia britannica, considerate che:

  • l’inglese è parlato o capito più diffusamente: da chi lavora nel settore turistico; dalle persone con un certo grado di istruzione che vivono nelle grandi città, come Shànghǎi e Pechino; 
  • si rivela spesso di scarsa o nessuna utilità nei centri minori e nelle campagne;
  • è parlato pochissimo o per nulla dai tassisti. Se non conoscete il cinese, chiedete a qualcuno (per esempio al personale della reception dell’albergo in cui soggiornate) di scrivervi su un biglietto la destinazione in caratteri cinesi.


Talvolta potrà capitarvi di leggere alcuni cartelli stradali, insegne e menu che sembrerebbero scritti in inglese, ma che vi risulteranno incomprensibili: non preoccupatevi, il vostro livello di inglese non è peggiorato, semplicemente vi siete imbattuti nel cosiddetto chinglish, una sorta di inglese influenzato dalle strutture della lingua cinese, a tratti sgrammaticato.
Se avrete modo di imparare un pò di cinese scoprirete che questa lingua ha suoni abbastanza facili da riprodurre (con qualche eccezione), mentre un aspetto che può rivelarsi ostico è l’uso dei toni: infatti, il significato di un vocabolo cambia a seconda del tono con cui lo si pronuncia.
Se ciò è talvolta motivo di imbarazzo per gli stranieri che visitano la Cina, può essere invece fonte di equivoci e causa di grande ilarità per i cinesi.

Un aneddoto che ben evidenzia l’importanza dei toni ha per protagonista un giovane straniero che vuole ordinare una porzione di ravioli. Dizionario alla mano, il giovane si rivolge in cinese alla cameriera chiedendole “Signorina, quanto costa una ciotola di ravioli?” e, contro ogni sua aspettativa, in cambio di una risposta sorridente riceve un insulto e un sonoro ceffone. Cosa mai avrà fatto di offensivo?
Un paio di errori nella pronuncia dei toni! Infatti, la domanda che ha realmente rivolto alla cameriera è stata: “Signorina, quanto costa dormire con lei una notte?”! (per chi è curioso, la frase in questione in cinese si pronuncia Shuijiao yi wan duoshao qian? E l’equivoco si gioca tutto sulla pronuncia della parola shuijiao, che può significare ‘dormire’ oppure ‘ravioli’, e dell’espressione yi wan, che può indicare ‘una ciotola’ oppure ‘una notte’).

Il sistema di scrittura è sicuramente uno degli aspetti più affascinanti della lingua cinese: i caratteri si dividono in diverse classi, di cui gli ideogrammi – raffigurazioni grafiche di idee – rappresentano solo una parte; nella maggioranza dei casi si tratta di composti fonetici, caratteri cioè formati da un elemento ‘concettuale’ e da un elemento ‘fonetico’.