Svizzera

Usi, costumi e simboli

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Gli stereotipi legati alla Svizzera non mancano di certo: è la terra del cioccolato, del formaggio, degli orologi a cucù e di quelli di precisione, del segreto bancario, di Heidi, di Guglielmo Tell, dello Jodel e delle montagne.

I suoi abitanti – incredibilmente efficienti, maniaci dell’ordine e della pulizia, cauti e ligi alle regole – sono il sogno di ogni madre per le proprie figlie.
La diversità culturale è il tratto distintivo della Svizzera, sottolineato da quattro lingue e realtà sociali ben distinte. Gli svizzeri francesi, tedeschi e italiani hanno, in un modo o nell’altro, affinità con i paesi confinanti, il che contribuisce a diversificare il carattere nazionale. Poi c’è la manciata degli abitanti dei Grigioni (Graubünden), che parlano romancio, con la sua varietà di dialetti. Non si dica che gli svizzeri sono noiosi e fatti con lo stampino: al contrario, loro si considerano tutti diversi, e lo sono.

Simboli nazionali

La confederazione elvetica ha tra i suoi emblemi una figura femminile, Elvezia, raffigurata su alcune monete e in diverse sculture; simbolo dello stato che unisce i cantoni, è rappresentata come una donna di mezza età, dall’aspetto rassicurante, ed evoca l’immagine di una madre che crea armonia fra i figli.
Lo ‘strumento nazionale svizzero’ è il corno alpino: tradizionalmente strumento dei pastori, usato per richiamare le mucche dal pascolo verso la stalla quando giungeva il momento della mungitura e per comunicare da un alpeggio all’altro, diventò simbolo della Svizzera nel XIX secolo.
Il fiore simbolo della nazione è la stella alpina.
Lo stemma svizzero, così come la bandiera, è una croce bianca in campo rosso.

Fra tradizione e innovazione

Nelle regioni rurali – in particolare l’Appenzellerland, il Vallese e il Giura – la cultura tradizionale riveste ancora un ruolo molto importante. Gli abitanti della regione dell’Appenzell, per esempio, sono così ancorati al loro passato rurale che sono spesso oggetto di battute crudeli da parte dei connazionali: gli svizzeri tedeschi dicono infatti di loro che hätte ä langi Laitig (hanno un cavo di connessione molto lungo), cioè ci vuole un po’ di tempo prima che recepiscano i messaggi…
Nelle campagne, in occasione delle feste paesane, la gente indossa i costumi tradizionali e l’avvicendarsi delle stagioni è salutato con antichi rituali alpini. Ogni anno, in primavera, i pastori ornano di fiori e campane le loro mucche prima di condurle verso i pascoli alpini dove trascorreranno l’estate. I padri insegnano ai figli l’arte di suonare il corno alpino, mentre i fratelli cadetti imparano a sventolare il vessillo elvetico.
Pur mantenendo in vita tradizioni alpine le cui origini si perdono nella notte dei tempi (alcune conservano tratti primitivi come la lotta corpo a corpo e il lancio della pietra), gli svizzeri sanno essere originali e innovativi: nell’ultramoderna sede zurighese di Google i dipendenti vanno in ufficio calandosi da una sbarra modello caserma dei pompieri; a Ginevra, i gioiellieri realizzano orologi con polvere lunare; nelle grandi città, i trentenni modaioli portano accessori realizzati con teloni di camion e sacchi utilizzati dai pescatori cambogiani… D’altronde la Svizzera è stata la culla di almeno tre invenzioni destinate a cambiare in modi molto differenti la vita di un numero immenso di persone: il world wide web, frutto delle ricerche di uno scienziato inglese per il CERN (l’Organizzazione Europea per le Ricerche Nucleari di Ginevra) e reso pubblico nel Natale del 1990; l’LSD, creato casualmente a Basilea nel 1943 dal chimico Albert Hofmann mentre conduceva esperimenti sull’acidolisergico e destinato a inaugurare i viaggi psichedelici delle generazioni a venire; la teoria della relatività, elaborata da Albert Einstein durante il suo soggiorno bernese (tra il 1903 e il 1905).

Stile di vita

‘Probabilmente è il popolo più fortunato del pianeta’, scrisse il quotidiano britannico Guardian nel 2004, ‘sani, ricchi e istruiti grazie a un eccellente sistema scolastico. Godono di uno stile di vita che la maggior parte di noi può solo permettersi di sognare. Per semplicità definiamo comunemente questo popolo gli svizzeri’.
Questo riconoscimento, da parte della stampa di un paese che di solito snobba la ‘noiosa’ Svizzera, era suggerito dall’ennesima indagine internazionale che indicava Zurigo, Ginevra e Berna tra le prime città del mondo per qualità della vita. Queste posizioni da allora sono rimaste pressoché immutate: secondo il rapporto Mercer Consultancy sulla qualità della vita del 2012 Zurigo era al secondo posto, Ginevra all’ottavo, Berna al decimo.
Gli svizzeri che abitano nei centri urbani godono di una qualità della vita decisamente superiore: possono contare sul fatto che la loro piccola nazione, una delle dieci più ricche del mondo in termini di PIL pro capite, garantisce ottimi servizi sanitari, trasporti pubblici efficienti e sicurezza in ogni campo.
Se avrete modo di trascorrere un po’ di tempo tra di loro noterete che l’amore per lo sport, l’attenzione a un’alimentazione corretta e la tutela dell’ambiente rivelano un’altra loro caratteristica: il desiderio di trarre il massimo dalla vita.
Non sorprende affatto, allora, che quello elvetico sia il popolo europeo con la più alta aspettativa di vita: le donne vivono in media fino a 83,7 anni, gli uomini fino a 77,9. Certo, il paese non è esente da problemi sociali, ma la distribuzione della ricchezza è decisamente più equa rispetto a quanto si osserva in molti altri paesi.

Festività in Svizzera

  • Capodanno: 1° gennaio
  • Pasqua: marzo/aprile; Venerdì Santo, Domenica di Pasqua e Lunedì dell’Angelo
  • Assunzione: quarantesimo giorno dopo la Pasqua
  • Domenica e lunedì di Pentecoste: settima settimana dopo Pasqua
  • Festa nazionale: 1° agosto
  • Natale: 25 dicembre
  • Santo Stefano: 26 dicembre

In alcuni cantoni si osservano ulteriori festività e ricorrenze religiose, per esempio il 2 gennaio, il 1° maggio (Festa del Lavoro), il Corpus Domini, il 15 agosto (Assunzione) e il 1° novembre (Ognissanti).
Il Ticino e Lucerna sono i più fortunati, rispettivamente con altri otto e sette giorni di vacanza in più.
La terza domenica di settembre è una giornata di digiuno a livello nazionale e in alcuni cantoni (per esempio Vaud e Neuchâtel) è festivo anche il lunedì seguente.