Stati Uniti

Usi, costumi e simboli

in questo articolo parliamo di:

usa usi costumi festività
Usi, costumi e simboli Forexchange
A dispetto di tutte le differenze – gli americani non sono uguali nell’aspetto e non mangiano tutti allo stesso modo, né pregano tutti alla stessa maniera –, gli abitanti degli Stati Uniti condividono però una profonda convinzione: l’idea che l’America sia la terra delle opportunità e che impegnandosi a fondo sia possibile realizzare i propri sogni.

Per quanto stucchevole possa suonare, è questo uno dei nuclei fondanti del carattere nazionale. Qui le persone si aspettano di vedersi garantita un’ampia tutela dei diritti individuali e che tali diritti prevalgano ogni volta che lo stato cerca di limitarli o comprimerli. 

Una cosa è certa: la libertà viene degnamente celebrata ogni anno in occasione del Fourth of July, la grande festa del 4 luglio con cui la nazione ricorda la conquista dell’indipendenza. Praticamente ogni città organizza una sfilata o una vera e propria festa con profusione di fuochi d’artificio per inneggiare alla nascita della nazione.
A Chicago, per esempio, più di un milione di persone si riversa in centro per ammirare i fuochi bianchi, rossi e blu che esplodono fra le note di vivaci marce patriottiche. La stessa scena si ripete in tutto il paese, con il dovuto contorno di grigliate, picnic e birra a fiumi.

Multiculturalismo

Fin dagli esordi l’America è stata definita un ‘melting pot’, un crogiolo di culture che presuppone l’integrazione dei nuovi arrivati nel tessuto sociale esistente.
Anche oggi questa visione non è stata del tutto abbandonata: da una parte, infatti, la diversità viene celebrata in innumerevoli feste e manifestazioni (Cinco de Mayo, Martin Luther King Day e Capodanno cinese, per citarne solo alcune), ma allo stesso tempo molti americani prediligono lo status quo e mostrano avversione per i cambiamenti troppo radicali.
L’immigrazione è il principale nodo della questione. Gli immigrati rappresentano attualmente circa il 12% della popolazione. Ogni anno circa 470.000 persone entrano nel paese legalmente, soprattutto da Messico, Asia ed Europa.
Si calcola poi che nel paese siano presenti circa 11 milioni di immigrati clandestini, ed è il problema dell’immigrazione clandestina a costituire per gli americani la principale fonte di inquietudine, anche perché l’argomento viene spesso strumentalizzato a fini politici. Nonostante i ripetuti tentativi, il Congresso finora non è riuscito ad approvare un pacchetto di misure che consenta di affrontare in modo adeguato ed efficace il problema dell’immigrazione illegale, benché abbia messo in atto diversi provvedimenti tesi a intensificare l’applicazione delle norme esistenti.
Per molti americani l’elezione di Barack Obama è una testimonianza delle conquiste americane in tema di tolleranza e diritti civili. Non si tratta solo della sua storia personale (il fatto di essere nato da madre bianca e padre nero, di portare un nome musulmano, di aver vissuto in diversi regioni del mondo e averne condiviso le diverse culture, essendo figlio di una nota antropologa).
Né del suo essere il primo afroamericano eletto alla suprema carica della nazione (in un paese dove, fino agli anni ’60, in alcuni stati i neri non potevano neppure votare).
Si tratta piuttosto del fatto che americani di ogni etnia e credo religioso hanno votato a larga maggioranza per il candidato che definiva se stesso un mutt (‘un incrocio’), e hanno accolto il suo messaggio sul valore della diversità e del cambiamento.

Religione

Quando sbarcarono in America, i Padri Pellegrini (i primi coloni degli Stati Uniti, in fuga dall’Europa per sottrarsi alle persecuzioni religiose) erano fermamente decisi a fare del loro nuovo paese una roccaforte della tolleranza religiosa. Essi attribuivano un valore così alto alla libertà di culto, che rifiutarono di proclamare il protestantesimo religione di stato.
Di più: fecero in modo che il governo non privilegiasse in alcun modo una determinata religione o un credo rispetto a un altro. Il principio della separazione fra stato e chiese divenne uno dei fondamenti giuridici dello stato.
Oggi in effetti i protestanti sono sul punto di diventare una minoranza nel paese da essi fondato. Secondo le indagini del Pew Research Center, il loro numero è andato progressivamente diminuendo, fino ad attestarsi a una percentuale di poco superiore al 50%.
Al contrario, per altri culti il numero di fedeli si è mantenuto stabile o ha registrato un incremento. Oggi gli Stati Uniti stanno conoscendo un periodo di eccezionale dinamismo in fatto di culto: sembra essere iniziata un’era senza precedenti, che si potrebbe definire di ‘shopping religioso’.
Allo stesso modo stanno cambiando le tradizionali coordinate geografiche dell’appartenenza religiosa: la zona più cattolica degli Stati Uniti si sta spostando dal Northeast ai territori del Southwest; nel Sud prevalgono oggi i movimenti evangelici, mentre nell’Ovest predominano quanti non si riconoscono in alcuna delle regioni principali.
In ogni caso, la divisione più profonda dell’America non è più quella esistente fra le diverse religioni, né quella fra religiosi e atei, bensì quella che oppone fondamentalisti e progressisti all’interno di ciascuna fede. In altre parole, per la maggior parte delle persone non è tanto importante la confessione cui si appartiene, quanto le posizioni che si difendono in materia di aborto, contraccezione, diritti degli omosessuali, ricerca sulle staminali, insegnamento delle teorie evoluzioniste, preghiere a scuola ed esposizione di simboli religiosi nelle sedi pubbliche.
La destra religiosa americana ha posto tali argomenti al centro dell’attenzione ed è riuscita a utilizzare la propria influenza politica per tradurre le proprie posizioni conservatrici in leggi dello stato.
Contro questa deriva si è sollevata un’ondata di cause legali, tese a riaffermare il cruciale principio di separazione fra stato e chiese. La frattura rimane al centro di uno dei principali conflitti culturali degli Stati Uniti, e sempre più spesso si ripercuote sul dibattito politico, soprattutto in corso di campagna elettorale.

Stile di vita

  • Gli Stati Uniti vantano un livello di vita fra i più elevati del mondo, anche se il reddito familiare medio varia a seconda della regione (i salari più alti si registrano negli stati del North­east e in quelli dell’Ovest, seguiti da Mid­west e Sud) e dell’origine etnica (afroamericani e ispanici guadagnano solitamente meno dei bianchi e degli asiatici).
  • L’87% circa degli americani ha un diploma di scuola media superiore, mentre il 30% è in possesso di una laurea universitaria quadriennale. 
  • Prevalgono le famiglie con due genitori coniugati, che solitamente lavorano entrambi; le famiglie monoparentali sono il 9% del totale; ogni famiglia ha in media due figli.
  • I divorzi sono numerosi – più del 40% dei primi matrimoni fallisce – ma negli ultimi 30 anni sono diminuiti sia i matrimoni sia i divorzi (a dispetto dell’alta percentuale di divorzi, in America si spendono ogni anno più di 160 miliardi di dollari per le feste di nozze).
  • Il 28% dei cittadini lavora più di 40 ore a settimana. 
  • Le ferie sono brevi: molti lavoratori hanno diritto solo a cinque o 10 giorni di ferie pagate all’anno, situazione che è valsa agli Stati Uniti la nomea di ‘no-vacation nation’ (nazione senza vacanze).
  • Benché molti americani frequentino regolarmente una palestra o si dedichino sistematicamente a camminate, ciclismo o jogging, più del 50% della popolazione non fa alcun esercizio fisico nel tempo libero. 
  • Più di due terzi degli americani risultano sovrappeso, mentre un terzo è decisamente obeso. 
  • Circa il 26% della popolazione svolge attività di volontariato, in campo assistenziale o per contribuire a qualche buona causa (una realtà viva soprattutto nel Mid­west). 
  • La consapevolezza ambientale è ormai ampiamente diffusa: più del 75% degli americani ricicla i rifiuti, e la maggior parte delle grandi catene di supermercati vende anche alimenti biologici. 
  • Gli americani tendenzialmente viaggiano senza allontanarsi troppo da casa: solo poco più di un terzo dei cittadini ha il passaporto, e quasi tutti trascorrono le vacanze entro i confini nazionali.

Concezione del tempo e festività

Il paese che ha coniato l’espressione ‘Il tempo è denaro’ non può non vivere di conseguenza. In America, il tempo è un bene prezioso.
La gente ‘risparmia’ e ‘spende’ tempo come se fosse denaro depositato in banca. Gli americani valutano le caratteristiche della personalità di ognuno in base a come utilizza e organizza il proprio tempo, e per questo la puntualità per esempio è considerata segno di affidabilità ed è molto apprezzata.
Nelle seguenti festività nazionali, banche, scuole e uffici statali (compresi gli uffici postali) sono chiusi, mentre i mezzi pubblici, i musei e molti altri servizi seguono il normale orario festivo.
Le festività pubbliche che cadono in un week­end di solito vengono celebrate il lunedì successivo.

  • New Year’s Day: 1° gennaio
  • Martin Luther King Jr Day: terzo lunedì di gennaio
  • Presidents’ Day: terzo lunedì di febbraio
  • Memorial Day: ultimo lunedì di maggio
  • Independence Day: 4 luglio
  • Labor Day: primo lunedì di settembre
  • Columbus Day: secondo lunedì di ottobre
  • Veterans’ Day: 11 novembre
  • Thanksgiving: quarto giovedì di novembre
  • Christmas Day: 25 dicembre

 

Durante lo Spring Break, gli studenti delle scuole superiori e dei college hanno a disposizione una settimana di vacanza, durante la quale prendono d’assalto le località balneari con gioia selvaggia.
Questa ‘pausa di primavera’ si tiene tra marzo e aprile e non tutte le scuole scelgono la stessa settimana per questa chiusura. Per gli studenti di tutte le età, le vacanze estive vanno da giugno ad agosto.